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DALLA SCOPERTA ALL' UNIVERSALITA'

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Era la sera di San Valentino di tanti anni fa. Una serata ancora
un po’ fredda, con una sottile nebbia che avvolgeva le cose e lasciava
intendere che l’inverno non era ancora finito e che il tempo delle corse
a perdifiato nei campi, con l’erba nuova che faceva capolino ed il sole
che finalmente intiepidiva l’aria, doveva aspettare ancora un po’.
I compiti per casa erano già finiti, e per noi bambini si trattava di
aspettare l’arrivo di nostro padre che non tardava mai più di tanto.
Per noi era una sera come tante altre se non fosse stato per il fatto di
sapere per certo che quella sera il papà avrebbe portato a casa, come
ogni anno, i soliti baci di cioccolato per mamma.
I baci li avremmo mangiati soprattutto noi, con il sottile egoismo
tipico di quell’età e con la complicità di nostra madre che avrebbe
finto di non vedere.
Ma quell’anno c’era una novità.
Mio fratello, di tre anni più grande, mi disse che dentro i baci c’erano
scritte delle frasi, delle frasi d’amore che i grandi a volte si dicono
e che avremmo dovuto imparare anche noi.
A pensarci ora, ha del ridicolo, ma raccogliere i minuscoli foglietti
senza che nessuno se ne accorgesse ci dava dell’ansia.
Veramente ogni epoca della vita ha un suo pathos...
Già, delle frasi d’amore che nella mia testa erano una cosa nuova,
un proiettarsi in un futuro mai neanche pensato, un senso di vuoto
struggente, mille ipotesi che bloccavano e confondevano i pensieri.
Delle frasi d’amore: avrei potuto dirle come mie, a quella! Sì, quella
del terzo banco, la più bella, che portava la treccia sempre perfetta
con il nastrino rosso come si usava a quei tempi!
Avrei però dovuto aspettare l’occasione giusta e soprattutto usare la
frase più adatta. Dovevo dirle che mi piaceva senza farle capire che
mi bruciava l’anima, come era in realtà. Dovevo anche capire se io
le piacevo. Ma doveva essere così come pensavo perché ogni tanto si
girava a guardare verso l’ultimo banco.
Non ricordo, ora, quale frase scelsi e in che occasione mi proposi.
Le bambine erano più sveglie di noi maschi e ricordo che lei mitigò
l’effetto frase solenne, perché forse già pensava ad una dedizione più
tangibile.
Le nostre strade dopo si divisero e la persi di vista per molte circostanze.
Con le medie diverse e il liceo si prospettarono nuovi orizzonti,
mentre si affacciava una sempre crescente consapevolezza e un’energia
sempre più forte per conoscere di più.
Oltre ad essere palestra di cultura, la scuola è sempre stata anche
maestra di vita e di incontri sentimentali e amorosi. Indubbiamente
al liceo certe frasi erano ovviamente obsolete e in quel periodo di
contestazioni scolastiche clamorose, l’Amore era un amore da duri, da
razionali, da severi.
Anzi, quelli che apparivano più tosti non si innamoravano proprio
e, a detta loro, al massimo facevano del sesso. Pareva che si dovesse nascondere
l’affetto per non apparire deboli. La dolcezza era una cosa
démodé e troppo languida. In realtà gli anni ’70 non erano ancora
i tempi del sesso facile e la lettura di certi classici lasciava ancora il
segno...
Così p.o.c.i. mi descriveva la sua infanzia felice in una sua
lettera di presentazione al Club di Più, quando pur avendo
superato da un po’ i vent’anni continuava a fantasticare
l’Amore futuro.
È proprio nell’età dell’adolescenza che sorgono sempre gli
amori più importanti e più plasmanti della vita di tutte le
generazioni.
Sono quegli amori che non portano quasi mai a niente di
concreto ma che restano indelebilmente nel nostro cuore per
il resto della nostra vita.
Gli amori di chi legge insieme Cavalcanti e «Il Dolce Stil
Novo», Dante e «Paolo e Francesca», Petrarca e «Laura» e
tanti altri autori che in defi nitiva ci parlano di una universale
realtà: l’Amore come ricerca dell’altro per conoscere se
stessi, come apertura al mondo esterno, come esteriorarsi di
sensazioni altrimenti indovate dentro di noi.
Da Seneca ai giorni nostri, dagli antichi Egizi al lontano
Oriente, appare un grande denominatore comune: l’Amore,
sotto diverse forme, diversi gusti e difformi intenzioni e interpretazioni,
è sempre stato il grande movens dell’Umanità.
Milioni di definizioni sono state date, milioni di spiegazioni
sul perché di questo sentimento tanto appagante quanto
struggente per il genere umano, ma in realtà nessuno è arrivato
a qualche conclusione di carattere oggettivo, ad una
spiegazione scientifica, ed è meglio così.
L’Amore è sempre stato innanzitutto, per la maggior parte
delle persone, da migliaia di anni, alla base della conservazione
della specie.
La ricerca del partner sessuale è un fatto indissolubile scritto
nel nostro codice genetico.
Questa ricerca nel corso dei secoli è stata modifi cata, adattata,
circoscritta alla situazione storica, economica, sociale,
religiosa, culturale del momento vissuto.
Se pensiamo all’omosessualità della Magna Grecia, vista
come amore-amicizia di grande naturalezza, se pensiamo all’amore
tribale di alcune popolazioni primitive, visto come
amore-sessualità di tipo comunitario legato cioè ad un gruppo,
ad una tribù e non alla coppia, ci rendiamo conto che
nella nostra epoca non abbiamo inventato nulla. Pensiamo
anche a quanto sangue è stato versato per amore: da Antonio
a Cleopatra, ad Enrico VIII a Re Giorgio d’Inghilterra e la
Simpson, ed in mille altri esempi ancora questo sentimento
è stato anche sofferenza non solo per i protagonisti ma anche
per i popoli.
I flussi e reflussi della storia hanno portato periodicamente
a vivere questo sentimento con ottiche diverse, con sensazioni
sempre particolari, ma nessuna civiltà ha (finora) mai
negato l’esistenza e l’importanza dell’amore.
Il nostro periodo storico è certamente contraddittorio nell’estrinsecarsi
delle affettività.
Parlare dell’amore vissuto dalle generazioni più giovani, il
bruciare le tappe, lo svilimento dei valori, può apparire argomento
rétro che non voglio trattare.
Quel che va evidenziato è che oggi regna la diffidenza verso
il potenziale partner, la paura di commettere errori, oppure
la sensazione di essere ridicoli nell’esprimere le proprie sensazioni.
La ricerca dell’Amore resta comunque sempre la priorità
nell’essere umano e dovrebbe essere vissuta senza incertezze
e senza paure.
La possibilità che il futuro riservi un incontro importante è
quanto di più bello e solare ci possa capitare.
Se questo avviene per casualità, nei locali alla moda, nelle
feste o nelle riunioni di lavoro, in un Club o per colpa di un
tamponamento in auto, poca importa, alla fine appare sempre
il profilarsi di una nuova forma di felicità che ci fa dimenticare
per sempre la solitudine.

 

 

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