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LA TELEVISIONE

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La pubblicità sulle riviste non era comunque la strada giusta
o meglio l’unica strada per far conoscere il Club di Più e così
decisi di puntare sulla televisione e sulle reti private.
Non è stata per me una cosa facile perché mi dovevo porre
davanti alle telecamere per parlare di sentimenti e farmi soprattutto
conoscere dagli altri.
Quando decisi di farlo contattai una televisione privata locale
del padovano che, seppi dopo, comandava un po’ tutto il
Nord-Est e non solo.
La mia fortuna fu quella di trovare un agente pubblicitario
che oltre ad essere veramente in gamba nel suo lavoro aveva
una grande dote umana e riuscì a capire la mia situazione offrendosi
di aiutarmi.
Nei primi anni del 1996 le trasmissioni avvenivano proprio
in diretta, in orari serali dalle 21 alle 23, negli studi di Rovigo.
Per me fu davvero naturale pormi di fronte alle telecamere:
mi sentivo sempre molto a mio agio, andavo sempre d’istinto,
dimostrando di essere sempre me stessa, cosa che è sempre
stata apprezzata dal mio pubblico.
Alessandro, il mio agente, si era offerto di accompagnarmi
in queste serate di diretta con il pubblico e fu grazie a lui che
riuscii in questa grande impresa.
In quegli anni soffrivo infatti di una grande solitudine post
separazione che mi portò anche ad ammalarmi gravemente
con conseguenti crisi di pianto che si manifestavano in maniera
inesorabile tra le tante volte anche prima della puntata
televisiva.
Solo Alessandro mi infondeva coraggio e con una botta di
spirito mi incitava ad asciugarmi in fretta le lacrime e a truccarmi
per essere poi pronta al video.
Era la prima volta che mi ponevo davanti alle telecamere e
mi sentivo un po’ impacciata.
Non sapevo come il pubblico avrebbe interpretato la mia
presenza televisiva ma per me era fondamentale avere un
contatto diretto con le persone che mi avrebbero poi telefonato
per chiedermi vere vitamine affettive.
Tenendo conto che le trasmissioni televisive erano sempre
in diretta, mi dicevo che l’unico modo per non compiere errori
era quello di essere sempre me stessa. E l’ho fatto.
Davanti alle telecamere mi presentavo sempre come la Valeria
che sono
, quella della porta accanto, quella che si propone
di aiutare gli altri perché ha provato sulla sua pelle la condizione
della solitudine, quella che ha potuto ricominciare a
sorridere di nuovo dopo che ha trovato un compagno.
In queste prime trasmissioni televisive, che duravano quasi
un’ora, si poteva intervenire in diretta, in tutta spontaneità.
Ricordo che una sera avevo portato con me mio figlio Kevin
che aveva allora cinque anni.
Kevin ha assistito a tutta la diretta, durante la quale è intervenuta
una ragazza che ci ringraziava perché dopo l’iscrizione
al Club di Più aveva ritrovato il sorriso, la voglia di curarsi e
soprattutto il suo unico figlio era più sereno perché vedeva la
mamma felice.
Kevin ha aspettato che la trasmissione finisse, visto che prima
non poteva parlare, e mi si è avvicinato.
– Mamma, te sei una fatina che aggiusti i cuori!
Gli studi televisivi erano a Rovigo ma l’emittente trasmetteva
dal Veneto al Friuli, dall’Emilia Romagna a parte della
Toscana, dal Trentino a parte della Lombardia e così ricevevo
in diretta telefonate da Bolzano e da Firenze, da La Spezia
come da Capodistria.
Era veramente un oceano indistinto di persone che pur essendo
circondate quotidianamente da altre si sentivano sole e
cercavano compagnia.
Fui sicuramente un po’ timorosa solo nelle prime puntate
televisive (la trasmissione era settimanale e durava un’ora
circa). Dopo il primo mese ero più sicura di me stessa perché
le persone che mi contattavano avevano perfettamente capito
che ero vera.
Il club di più non si nascondeva dietro semplici annunci su
giornalini locali o nazionali, non c’era una fredda segreteria
telefonica a cui dover lasciare uno sterile messaggio, per poi
essere richiamati.
Valeria era lì davanti a loro, con le sue debolezze, la sua caparbietà
e le sue capacità, a prestare il suo aiuto agli altri.
Ero lì davanti ai loro occhi che rispondevo ai loro quesiti
e soprattutto li invitavo a comunicare con me attraverso una
lettera, che meglio mi avrebbe potuto far capire la loro esperienza
di vita e le loro aspettative.
Furono gli anni più intensi a livello epistolare: ho ricevuto
un bagaglio prezioso di lettere in cui ciascuno apriva il proprio
cuore per spiegarmi la condizione della sua vita.
Passavo intere giornate a leggere queste testimonianze di
vita e in ciascuna di loro mi immedesimavo e mi trovavo. Più
volte provavo un’empatia così forte che mi faceva però essere
ancora più combattiva nel credere che per tutti è possibile
avere una seconda e anche una terza possibilità nella vita.
Lo dicevo sempre nelle mie trasmissioni in diretta (e lo dico
anche ora negli spot registrati
) che per tutti c’è la possibilità
di ripartire sempre, di trovare sempre la felicità, di rivivere
sempre delle situazioni felici.
Volevo far capire al pubblico che quando si è soli si finisce
col pensare cose incredibili: si finisce con il credere che la
condizione della solitudine debba essere eterna.
Addirittura si pensa che perché si è stati felici una volta si
debba penare per il resto della vita.
Non è così, e lo sottolineo sempre con gli amici del Club
di Più.
Bisogna uscire dal tunnel della solitudine perché questa
condizione incide negativamente sulle nostre azioni
Tutti noi quando siamo soli ci chiudiamo sempre di più verso
l’esterno, ci creiamo una corazza talmente dura, una casetta
tutta nostra fatta di aghi irti e pungenti, e proprio dentro
questo riccio, così impervio, impediamo agli altri di entrare
per conoscerci.
Le nostre nonne usavano spesso l’espressione «zitella acida
»: ora si parla di single, quasi che l’inglese abbia anche un
potere taumaturgico eliminando l’accezione negativa del termine.
Non è così: più si rimane soli, più ci si isola dal resto del
mondo e più si tende a incattivirsi, più si tende a emarginarsi
dal resto del mondo in una condizione che non è normale
visto che la socialità è una delle condizioni primarie dell’uomo.
Con queste dirette televisive volevo proprio che le persone
capissero questo messaggio e che si aprissero a me. Volevo far
capire a tutti che è possibile darsi un’altra opportunità nella
vita per conoscere persone nuove e dare una svolta al passato.
Cosa non sempre facile.

 

 

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